C’era una poesia che recitava così: “lentamente muore chi si rende schiavo delle abitudini, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi”, o qualcosa di simile. Pensavo che la poesia si riferisse alla monotonia di vivere una vita noiosa e ripetitiva, e mi sono sempre vantata tra me e me della mia dote innata che mi spinge a spezzare ogni giorno la routine , insieme a cuori, unghie e coglioni. Adesso, però, mi ritrovo, più consapevole che mai, a rigirarmi nel letto freddo, chiedendomi come abbia fatto a giungere anche io ad una mia routine, fatta di eccezioni, ma pur sempre routine. Anzi, forse una delle peggiori, perchè è facile spezzare la monotonia se essa include una vita ripetitiva e poco eccitante, ma quando la normalità diventa disubbidire alle regole, quando la tranquillità è l’unico elemento che manca alla tua vita?

Il punto è uno e uno soltanto: la solitudine. Sentirsi soli è il peggior male  nel mondo, e per quanto ci si possa circondare di gente, se si è soli dentro, si è soli sempre. Ed è in quel momento che si va alla ricerca di nuove sfide, e il tradimento, o più semplicemente il concedersi al prossimo, diventa un atto di amore estremo verso se stessi; per sentirsi migliori, per sentirsi desiderati, per sentirsi apprezzati. Non sto dicendo che sia una cosa giusta. Del resto, conosciamo benissimo le menate del ” vivi per compiacere te steso” o “accettati per come sei e gli altri ti accetteranno”. Per carità, frasi splendide, ma tragicamente demolite dall’evidenza dei fatti. Perchè viviamo in una società fatta di immagini e prime impressioni, e forse è il troppo alcool che mi spinge a scrivere cose che non hanno un senso, ma io mi sento perennemente all’interno di una maratona in cui smettere di correre non è contemplato, e ritrovarsi seduti in panchina è un grandissimo disonore. E allora via con le nuove avventure, con i partner di una notte da ricordare il giorno dopo, e via alla solitudine che ci assale nel comprendere che, in mezzo a questa massa di corpi, ci si ritrova sempre soli con se stessi.