C’era una poesia che recitava così: “lentamente muore chi si rende schiavo delle abitudini, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi”, o qualcosa di simile. Pensavo che la poesia si riferisse alla monotonia di vivere una vita noiosa e ripetitiva, e mi sono sempre vantata tra me e me della mia dote innata che mi spinge a spezzare ogni giorno la routine , insieme a cuori, unghie e coglioni. Adesso, però, mi ritrovo, più consapevole che mai, a rigirarmi nel letto freddo, chiedendomi come abbia fatto a giungere anche io ad una mia routine, fatta di eccezioni, ma pur sempre routine. Anzi, forse una delle peggiori, perchè è facile spezzare la monotonia se essa include una vita ripetitiva e poco eccitante, ma quando la normalità diventa disubbidire alle regole, quando la tranquillità è l’unico elemento che manca alla tua vita?

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Il punto è uno e uno soltanto: la solitudine. Sentirsi soli è il peggior male  nel mondo, e per quanto ci si possa circondare di gente, se si è soli dentro, si è soli sempre. Ed è in quel momento che si va alla ricerca di nuove sfide, e il tradimento, o più semplicemente il concedersi al prossimo, diventa un atto di amore estremo verso se stessi; per sentirsi migliori, per sentirsi desiderati, per sentirsi apprezzati. Non sto dicendo che sia una cosa giusta. Del resto, conosciamo benissimo le menate del ” vivi per compiacere te steso” o “accettati per come sei e gli altri ti accetteranno”. Per carità, frasi splendide, ma tragicamente demolite dall’evidenza dei fatti. Perchè viviamo in una società fatta di immagini e prime impressioni, e forse è il troppo alcool che mi spinge a scrivere cose che non hanno un senso, ma io mi sento perennemente all’interno di una maratona in cui smettere di correre non è contemplato, e ritrovarsi seduti in panchina è un grandissimo disonore. E allora via con le nuove avventure, con i partner di una notte da ricordare il giorno dopo, e via alla solitudine che ci assale nel comprendere che, in mezzo a questa massa di corpi, ci si ritrova sempre soli con se stessi.

L’inizio

Aprire un blog è un po’ come conoscere un nuovo amico: quello simpatico con cui leghi immediatamente e a cui viene voglia di raccontare tutto ciò che succede nella tua vita; quello sconosciuto a cui racconti i tuoi pensieri più segreti quando, senza sapere come, ti ritrovi alle quattro del mattino seduto al bancone di un bar totalmente sbronzo; quello immaginario al quale ti rivolgi nei momenti di sconforto e di incertezza più totale, alzando gli occhi al cielo e sperando che, almeno per un istante, ti possa ascoltare. Insomma, una pagina tutta tua nello spazio intergalattico di internet ti fa sentire importante, ascoltata, e magari anche più intelligente.

Ho deciso che i diari segreti sono per deficienti, e che l’unico modo per far si che le cose restino segrete sia, paradossalmente, spiattellarle a quante più persone possibile. Quale miglior modo di condividerle su internet, dunque? Ovviamente, i fatti che vi racconterò sono realmente accaduti, ma le persone, i luoghi e alcuni dettagli saranno modificati, in modo tale che nessuno possa mai riconoscermi. Iniziamo presentandomi, per quanto mi sarà possibile stuzzicare la vostra fantasia: sono una ragazza giovane, non troppo da avere ancora regole a casa, ma troppo per avere una mia casa. Inizierò l’università tra meno di venti giorni, come tantissimi di voi, eppure , per ora, nella mia testa sono ancora una liceale e,come tale, perdonata in caso dovessi combinare qualche casino (e, come presto scoprirete, io di casini ne combino tanti). Ho abbastanza amici, diciamo pure molti, ma pochi hanno una rilevanza tale da poter essere nominati qui dentro. Ho un ragazzo, Alberto(vi piace il nome? A me no.), un ragazzo fantastico che va all’università e mi adora.

Ma tutto ciò non basta! Anzi,non MI basta, e dunque, di recente, ho anche avuto una piccola “relazione” a due puntate con un mio amico, Michele ( vi piace il nome? A me si.) che è a sua volta fidanzato con una ragazza. La prima volta che siamo finiti a letto insieme è stato uno sbaglio, un errore di calcolo dato dall’eccessiva sbronza e dall’aver ballato insieme per tutta la notte e una consistente parte della mattinata. E’ stato uno sbaglio, lo ammetto, ma uno sbaglio così eccitante che non ho potuto fare a meno di farlo capitare nuovamente, una settimana dopo, quando lui ha deciso di invitarmi a pranzo a casa sua mentre i nostri genitori erano insieme a pranzo (davvero, non vi avevo avvertiti? I nostri genitori sono grandi amici, da una vita, e se dovessi cercare bene nei cassetti dell’armadio sono sicura che troverei parecchie foto di me e Michele nella vasca da bagno insieme, all’età di tre anni.). Una cosa tira l’altra, in poche ore mi ritrovo a letto con lui, la sua mano sul mio seno e l’altra tra i capelli, mentre con frustrazione dopo la lunga attesa mi atterra sul materasso e mi sovrasta, entrando dentro me con forza e rimanendo per qualche secondo immobile, ad occhi chiusi, come se ancora fosse incerto delle sue azioni. Ma si sa, in questi casi la coscienza non ha mai la meglio, e ci è voluto un attimo per aiutarlo a compiere una scelta definitiva: un mugolio, un rantolo, e i sensi di colpa sono spariti, lasciando spazio al desiderio, cieco.

Lo so, molti di voi in questo momento staranno pensando che sono una stronza, una poco di buono, e sarebbe stupido da parte mia contraddirvi. Il punto è che, secondo me, l’amore e il sesso non vanno quasi mai a braccetto insieme, e cedere ad un istinto non significa tradimento. Significa soddisfazione.